Esempio di buona memorialistica uscita nel secondo dopoguerra. I francesi ebbero 4.000 morti e feriti e 3.000 prigionieri nella battaglia di Vjazma; il I corpo del maresciallo Davout ne uscì molto provato e venne sostituito alla retroguardia dal III corpo del maresciallo Ney; la catastrofe fu evitata anche per il mancato intervento del grosso dell'esercito russo che il generale Kutuzov trattenne a cinquanta chilometri di distanza[159]. Napoleone sembrava a questo punto consapevole delle difficoltà di questa nuova campagna[33]. Ai Caduti e Dispersi Italiani della Campagna di Russia - CSIR - ARMIR hat 6.640 Mitglieder. La campagna di Russia fu l'invasione francese dell'Impero russo nel 1812, terminata con una disastrosa sconfitta e con la distruzione di gran parte delle truppe francesi e dei contingenti stranieri. Community See All. prima dell’offensiva sovietica . Il 28 ottobre l'esercito francese raggiunse Možajsk; il tempo era nettamente peggiorato, cadde la prima neve, la temperatura discese a -4 °C[148]; Napoleone si mostrò ancora ottimista durante un colloquio con Caulaincourt che invece realisticamente affermò: "più l'inverno avanza, più tutto volgerà a favore dei russi e soprattutto dei cosacchi". L'adesione della Russia al Blocco continentale aveva avuto effetti disastrosi per l'economia ed i commerci; le esportazioni di grano, canapa e legname verso la Gran Bretagna erano cessate, senza che i commercianti russi potessero trovare altri sbocchi per i loro prodotti. Prima i soldati del IX corpo del maresciallo Victor, poi la Guardia imperiale e torme di sbandati assaltarono senza controllo i depositi ed esaurirono in tre giorni tutti i rifornimenti; di conseguenza le colonne che seguivano non trovarono più quasi nulla; la città stessa venne infine devastata e saccheggiata[173]. In questa fase la Russia stava inoltre ottenendo successi sul Danubio nella guerra contro i turchi, e a nord, dove la Svezia venne sconfitta e dovette cedere all'Impero la Finlandia il 17 settembre 1809. 27 Dicembre CORONAVIRUS Coronavirus: tutti i dettagli della variante inglese. Dall'inizio del 1811, l'imperatore aveva attivato l'ufficio topografico del Dépôt de la Guerre che, sotto la direzione di Louis Albert Bacler d'Albe, iniziò a studiare l'area di operazioni e a preparare le carte per la nuova campagna; si diede inizio inoltre alla raccolta ed alla distribuzione di materiali ed equipaggiamenti necessari per le truppe che, dopo essere stati ammassati a Magonza, Metz, Wesel e Maastricht[32], furono poi concentrati a Danzica dove il generale Jean Rapp organizzò, con 25.000 uomini, una grande base di rifornimento. 367 people follow this. About See All +39 347 440 6788. Hotels mit 3 Sternen in Campagna; Beliebte Ausstattungen & Services. La situazione mutò a vantaggio di Alessandro dopo le infelici iniziative di Napoleone nella penisola iberica e la conseguente insurrezione della Spagna; le sconfitte subite dall'esercito francese nell'estate 1808 costrinsero l'imperatore a progettare il trasferimento di gran parte della Grande Armata a sud dei Pirenei; quindi divenne necessario ottenere la collaborazione dello zar per impedire iniziative aggressive in Germania contro il predominio francese da parte di Austria e Prussia. Napoleone apprese tardi della battaglia e non intervenne con le riserve; egli sembrò incerto e depresso. Con nuova documentazione russa, il libro presenta il racconto vivido e terribile della campagna più disastrosa e inutile della guerra fascista. Tra questi erano Gustaf Mauritz Armfelt, Heinrich von Stein, Ernst Moritz Arndt, la sorella Caterina, emigrati come Madame de Staël e François d'Ivernois. Smolensk disponeva di grandi depositi di viveri ed equipaggiamenti su cui Napoleone aveva fatto grande conto per rifornire e riorganizzare le sue truppe, ma la confusione e l'indisciplina resero impossibile un regolare approvvigionamento dei soldati. Nelle lontane retrovie francesi il reparto di cavalleria regolare e cosacchi dell'audace colonnello Aleksandr Černyšev fin dal mese di ottobre stava attaccando magazzini militari e reparti isolati dal Granducato di Varsavia alla regione baltica[169]. Mentre il maresciallo Davout continuava l'inseguimento del generale Bagration che stava procedendo verso nord per ricongiungersi con l'armata principale russa, sul fianco sinistro francese il maresciallo Macdonald stava avanzando con il X corpo d'armata verso Riga ed era in attesa dell'attrezzatura d'assedio per conquistare la fortezza; lungo la Dvina il VI corpo del maresciallo Gouvion-Saint-Cyr e il II corpo del maresciallo Oudinot stavano fronteggiando validamente le forze del generale Wittgenstein. Dal punto di vista logistico e amministrativo l'esercito russo aveva migliorato la sua organizzazione, abbandonando la ingombrante "divisione mista" a favore di strutture organiche più agili e impiegabili; inoltre erano stati costituiti i corpi d'armata per raggruppare le divisioni. Una parte dei rifornimenti era già stata sprecata, per mancanza di pianificazione, dal comandante di Smolensk, generale Charpentier, che, male informato, non era a conoscenza delle disastrose condizioni dell'armata. La fine delle ostilità con l'Impero Ottomano fu di grande vantaggio per lo zar Alessandro che poté richiamare a nord contro i francesi l'esercito del Danubio, proprio nel momento in cui iniziava l'invasione, mentre le truppe del Caucaso tenevano sotto controllo la Persia[31]. Sull'ala sinistra il maresciallo Étienne-Jacques Macdonald comandava i 32.000 soldati dell'X corpo e del contingente prussiano del generale Yorck von Wartenburg; sull'ala destra il generale austriaco Karl Schwarzenberg controllava 34.000 soldati austriaci. Dopo l'incontro di Åbo con Bernadotte, alla fine di agosto, che rafforzò l'alleanza russo-svedese, Alessandro poté impegnare sulla Dvina il corpo di truppe russe del generale Fabian von Steinheil ritirato dalla Finlandia[95]. In un primo momento lo zar Alessandro sembrò deciso a prendere l'iniziativa con il suo esercito e portare la guerra in Germania dopo aver invaso il Granducato di Varsavia, sperando di innescare la sollevazione della Prussia e di favorire la partecipazione dell'Austria; l'8 gennaio 1811 il sovrano russo fece nuove proposte a Czartoryski richiedendo l'appoggio dei polacchi in cambio della ricostituzione di uno Stato polacco all'interno dell'Impero. Vol. Anche il maresciallo Murat alla fine concordò con i piani dell'imperatore[77]. Napoleone si preoccupò inizialmente soprattutto di bloccare l'avanzata del generale Wittgenstein da Vitebsk, e quindi ordinò al maresciallo Oudinot con il II corpo e al maresciallo Victor con il IX corpo, che stazionavano di riserva tra Vitebsk e Orša, di marciare verso nord per contrastare il passo ai russi nel territorio compreso tra la Dvina e il Dniepr[166]. Questa interpretazione tradizionale fu ripresa dalle testimonianze e dai primi storici francesi; Philippe-Paul de Ségur, partecipe e primo grande storico dell'impresa, spiegò la catastrofe anche evidenziando le precarie condizioni di salute di Napoleone, che ne avrebbero pregiudicato l'attività e la risolutezza, e facendo riferimento a fattori esterni come il destino avverso e la mancanza di fortuna[221]. Attaccati continuamente dai reparti del generale Platov, le truppe francesi e italiane del viceré si disgregarono nel tentativo di passare l'8 novembre il fiume Vop' ghiacciato e poi lungo il percorso dopo la decisione di ritornare indietro verso la strada di Smolensk. La guerra dei partigiani era spietata e costellata di crudeltà e distruzioni a cui i francesi risposero con rappresaglie, processi sommari e fucilazioni che accrebbero l'odio popolare verso l'invasore[132]. I suoi precari alleati tedeschi avrebbero potuto defezionare alle sue spalle, la sua posizione sarebbe potuta diventare meno sicura anche in Francia dove il suo prestigio personale, in caso di mancata e rapida vittoria, avrebbe potuto subire un grave colpo[93]. Il generale Kutuzov era riuscito ad evitare una sconfitta campale definitiva ed aveva fortemente indebolito l'armata francese, ma la situazione rimaneva difficile, le sue truppe erano provate dalle perdite e le prospettive di una nuova battaglia erano molto incerte; egli quindi, dopo qualche incertezza e confronti vivaci con i suoi generali, alle ore 03.00 del mattino ordinò la ritirata verso Mosca; durante la notte le truppe russe abbandonarono le loro posizioni e iniziarono a ripiegare lungo la strada oltre Možajsk, dove Napoleone entrò con il suo esercito l'11 settembre[116]. L'indecisione e la scarsa aggressività del generale Junot fecero fallire anche questa manovra; la battaglia di Valutino combattuta dal maresciallo Ney si concluse dopo pesanti combattimenti con la ritirata dei russi che, non impegnati dalle truppe del generale Junot, poterono sfuggire e ricollegarsi con l'armata del generale Bagration che si era già ritirata nei giorni precedenti lungo la strada di Mosca[91]. Il raggruppamento finale di tutte le forze sul Niemen era stato previsto dall'imperatore per il mese di maggio 1812, nel frattempo si era conclusa la fase diplomatica dell'ostilità tra Francia e Russia[34]. A causa delle violazioni svedesi al blocco continentale le relazioni tra Francia e Svezia si erano deteriorate nel corso del 1811; l'ambasciatore francese a Stoccolma giunse al punto di rompere le relazioni diplomatiche, dopo un aspro scontro con Bernadotte. Nel quartier generale erano presenti una serie di esperti militari tedeschi, come i generali Karl Ludwig von Phull e Carl von Clausewitz, e britannici, come i generali William Cathcart e Robert Wilson, che dispensavano consigli bellicosi allo zar. Napoleone, già 32 chilometri più a ovest, mostrò grande sollievo per la salvezza del maresciallo Ney, nonostante la quasi completa distruzione del III corpo. L'ammiraglio sembrava ottimista e, convinto di poter bloccare i francesi, diramò un proclama alle sue truppe in cui spronava a catturare Napoleone in persona e ne tratteggiava le fattezze fisiche che permettessero di identificarlo. La missione di Murat divenne quasi impossibile anche a causa della defezione della Prussia, innescata dalla decisione del generale Yorck di abbandonare le truppe del maresciallo Macdonald e passare nelle file russe con i suoi 17.000 soldati dopo aver concluso il 30 dicembre 1812 la convenzione di Tauroggen. Infine il 28 maggio 1812, grazie anche alla mediazione britannica, venne conclusa una pace di compromesso che assegnò ai russi i territori fino al Prut (trattato di Bucarest). Numericamente l'esercito russo nel 1812 era costituito complessivamente da 409.000 uomini, di cui 211.000 schierati nei reparti di prima linea, 45.000 in seconda linea e 153.000 dislocati nelle formazioni di riserva o nelle guarnigioni[2]. In Prussia in realtà il partito antifrancese e i nazionalisti erano attivi e desiderosi della rivincita, ma il re Federico Guglielmo III, dopo aver accettato in un primo tempo di concordare con Alessandro una convenzione militare difensiva, timoroso della potenza francese, abbandonò questi progetti e, minacciato da Napoleone, si dichiarò disposto ad un'alleanza con la Francia. Armata principale agli ordini diretti di Napoleone, I corpo d'armata, maresciallo Louis Nicolas Davout, II corpo d'armata, maresciallo Nicolas Oudinot, III corpo d'armata, maresciallo Michel Ney, Riserva di cavalleria, re di Napoli: il maresciallo Gioacchino Murat, Seconda armata agli ordini di Eugenio di Beauharnais, IV corpo d'armata, principe Eugenio di Beauharnais, VI corpo d'armata, generale Laurent de Gouvion-Saint-Cyr, Terza armata agli ordini di Girolamo Bonaparte, VIII corpo d'armata, re di Vestfalia Girolamo Bonaparte, V corpo d'armata, principe Józef Poniatowski, VII corpo d'armata, generale Jean Reynier, Truppe dell'ala sinistra agli ordini del maresciallo Macdonald, X corpo d'armata, maresciallo Étienne Macdonald, Contingente prussiano, generale Ludwig Yorck von Wartenburg, Truppe dell'ala destra agli ordini del generale Schwarzenberg, Contingente austriaco, generale Karl Philipp Schwarzenberg, «Una buona battaglia avrà ragione del vostro amico Alessandro». La campagna dello CSIR e dell'ARMIR, Ritorno sul Don: la campagna di Russia raccontata dai reduci, accerchiamento delle forze tedesche a Stalingrado, 3ª Divisione celere "Principe Amedeo Duca d'Aosta", 63ª Legione CC.NN.